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Seconda Google Live Webmaster Chat, resoconto (1/2)

La settimana scorsa ho partecipato alla chat indetta da Google per fare il punto della situazione assieme agli addetti ai lavori, webmaster e SEO di tutto il globo. Domande e risposte si sono susseguite a ritmo serrato, alcuni temi triti e ritriti, altre piccole grandi novità.

Prime due considerazioni, esterne ai contenuti dell’evento:

    1. Ampia partecipazione di SEO dall’Est del mondo, in particolare India, segno che il terziario avanzato non è più terreno di esclusiva occidentale;
    2. Solita, palpabile, a tratti irritante “diplomazia” di Matt Cutts e soci nell’affrontare certi argomenti notoriamente spinosi.

      Venendo alla sostanza della chat, riporto alcuni interventi interessanti, traducendo velocemente la trascrizione che potete leggere in forma integrale su SeoRoundTable:

      D: Conteggiate i link provenienti da documenti indicizzati su Google Academic o Google Books?
      R: Non credo che al momento teniamo conto dei backlink dalle pubblicazioni su Google Scholar a meno che non siano già state trovate e indicizzate come pagine web normali

      D: C’è un limite al numero di redirect 301 utilizzabili per indirizzare le pagine di un sito alle corrispondenti di un altro?
      R: No, non c’è un limite al numero di 301, quindi puoi indirizzare 100K pagine verso altre 100K. Tuttavia, se incontriamo un catena di redirect molto lunga, potremmo decidere di smettere di seguirla.

      D: In un sito costruito con i CSS, il crawler considera il loro contenuto o li scarta a favore dell’HTML?
      R: Tipicamente non ci dedichiamo al contenuto dei CSS, ma in un numero limitato di circostanze potremmo farlo (ad esempio per cercare testo nascosto)

      D: Quanto influiscono le citazioni nella rilevazione di contenuto duplicato?
      R: Farei attenzione a non citare un intero articolo senza aggiungere del contenuto originale (questo è essenzialmente scraping), ma le citazioni usuali vanno bene e non arrecano alcun danno.

      D: Ogni quanto viene aggiornato il PR di un sito?
      R: Tipicamente ogni 3-4 mesi.

      D: Impostando il tag noindex ed effettuando un redirect 301 verso un altro dominio, quest’ultimo continua a non essere indicizzato?
      R: No, quindi un webmaster non può fare escludere il tuo sito dall’indice con questo metodo.

      To be continued…

      g come favicon

      Da un po’ di tempo a questa parte, visitando http://www.google.it, forse con la coda dell’occhio vi siete accorti di un cambiamento: la nuova favicon di big G. Una small g.

      La favicon, l’iconcina che appare di fianco alla url nella barra degli indirizzi del browser, appare anche quando si visualizza l’elenco dei preferiti, e ha una forte connotazione di brand. In questo senso anche una piccola mossa come quella di Google può avere un senso più profondo.

      L’immagine precedente, una G maiuscola in un riquadro multicolore, aveva poco di metaforico. La nuova favicon invece, che in prima battuta può sembrare più insignificante, racchiude in sé un’idea più suggestiva. Abituati a usare le emoticon, infatti, dovrebbe riuscirci facile “ribaltare” di 90 gradi verso destra la piccola lettera blu.

      Che cosa ci appare? Il simbolo matematico di infinito. E chi conosce la storia del motore di Mountain View sa che un googol (10100) è una buona approssimazione di infinito.

      Tutto questo potrebbe voler significare che Google è ben conscio di stare diventando onnipresente, oppure che il concetto di infinito va associato a quella Universal Search, nome pomposo con cui ci accostiamo a una nuova ricerca crossmediale.

      E attenzione: il font usato non rientrerà nei canoni del web 2.0, ma solo con questo (leggi: solo con Google) il risultato è “infinito”

      Microsoft annuncia adCenter Desktop Beta

      Giusto perché in Microsoft amano essere pionieri e non rincorrere, scopro oggi che è stata recentemente rilasciata una versione beta di adCenter Desktop, un tool freeware che permette di gestire offline i propri account Microsoft adCenter.

      Diciamolo subito, non crediate che lo strumento in questione permetta chissà quali numeri da circo con keyword e annunci: scorrendo le features, non appare nulla di rivoluzionario o mai visto altrove.

      Qualche esempio?

      • Navigazione tra gli account
      • Modifica multipla di bid, url, ecc.
      • Creazione di annunci di testo
      • Notifica di errori prima dell’upload delle campagne modificate

      Se vi ricorda molto uno strumento messo a disposizione da un concorrente di Microsoft il cui nome comincia per G, tranquilli: non siete soli.

      E io che credevo che per superare un concorrente si dovesse o cercare un percorso diverso, o quantomeno correre più velocemente…

      Ranking e Fattore Umano

      Un interessante post su Search Engine Land fa un excursus sull’evoluzione dei fattori che con il passare degli anni hanno influito sul posizionamento di un sito all’interno dei risultati dei motori di ricerca, mettendo in evidenza come il fattore umano diretto (quality raters) e indiretto (user generated attraverso social bookmarking & affini) avrà un ruolo sempre più importante nella determinazione della qualità dei risultati.

      Da leggere: Search 4.0: Putting Humans Back In Search

      Fare causa a Google per 49 milioni di €

      Google fattura centinaia di milioni di dollari, Google spende e a volte sperpera (apparentemente) in progetti dal futuro dubbio, le campagne Adwords diventano sempre più dispendiose e Google è decisamente un monopolista (anche se in molti sentendo questo termine pensano ancora a Microsoft) tanto da cominciare ad alienarsi le simpatie degli addetti ai lavori.

      Data la situazione fare causa a Google per milioni di dollari potrebbe non risultare un’idea peregrina (chi lo sa che la gallina dalle uova d’oro non sganci qualcosina?), infatti sempre più spesso capita di sentire che per un motivo o per l’altro qualcuno intenti un procedimento per danni nei confronti del colosso apparentemente inattaccabile.

      L’ultima notizia in proposito riguarda un gruppo editoriale belga che chiede 49 milioni di Euro in quanto Google avrebbe esposto nei risultati delle proprie ricerche dei contenuti per soli abbonati.

      Mi riesce difficile prendere le parti di Google ma dinanzi all’ignoranza non possiamo che stare dalla parte del buon senso e di chi comprende come funziona il WEB: se i webmaster che hanno realizzato il sito WEB (ricordiamo che WEB=Internet=pubblico) non sono riusciti a mettere al riparo dallo spider i contenuti, che teoricamente dovevano essere ad accesso riservato, non sarebbe meglio per l’editore farsi rimborsare i danni da loro?

      Fonte: Pc World

      Google entrerà nel mondo Travel?

      Così sembrerebbe, almeno da quanto riporta BusinessWeek, non sono ancora chiari i tempi ed i modi ma sicuramente i viaggi di Google saranno fatti di Video, Mappe e tutte le diavolerie a cui ultimamente ci ha abituato.

      Che dire? Per uno che con il turismo ci mangia la cosa è preoccupante, di sicuro quello di Google non sarà un ingresso in “punta di piedi”. Credo che le considerazioni più significative sulla notizia siano quelle che possiamo reperire nei commenti all’articolo di BusinessWeek, ed in particolare uno

      “I liked this article but…don’t you think that Google simply shouldn’t be allowed by law to enter directly in such businesses. It is unfair competition and Google is doing this already in some areas.
      The question is: are journalists aware of this issue? Is there any talk on regulate this? I see that there is so much attention on Microsoft (evil capitalist) but none on Google (friendly computer geeks).
      regards”

      In effetti molti sembrano così occupati a prendersela con Microsoft che sembrano essersi dimenticati dello strapotere di Google, che incrementa ogni giorno…

      Google Analytics e il Tracking degli eventi client

      Un nuovo articolo su http://www.online-marketing.it prende in considerazione le difficoltà di chi voglia tracciare le “conversioni” (azioni utili) dei navigatori nei siti che utilizzano tecnologie come Flash e Ajax, che notoriamente rendono difficile l’analisi del comportamento degli utenti.

      Vengono presi in considerazione gli strumenti che Google Analytics mette a disposizione per il tracciamento degli eventi lato client, come il click del mouse su un bottone Flash o su un link che innesca un’azione Ajax.
      Sembrano passati secoli da quando l’unico dato che si guardava nelle statistiche erano le pageviews, tanto che ultimamente i temi correlati alla web analytics sta letteralmente appassionando SEO e SEM specialists.

      Online Brand Reputation Management e Assicurazioni

      Ogni giorno centinaia di migliaia di navigatori si riversano in rete alla ricerca di informazioni su prodotti e servizi, dando (purtroppo o per fortuna) la massima fiducia alle recensioni e alle opinioni reperibili nel WEB.

      Chi sei tu per ignorare questo aspetto e la forza devastante che può avere sulla tua reputazione online e offline?

      Probabilmente una compagnia di assicurazioni, provare per credere:

      cercate in Google, in ciao.it o su una delle tante community online pareri su Generali, Alleanza Assicurazioni, INA Assitalia e il 99,9% degli altri grandi marchi, troverete aggettivi che vanno facilmente dal “ladro” al “farabutto”, passando dal “predone”.

      Quasi sempre i pareri negativi riguardano i promotori che, si sa, di questi tempo devono pur portare a casa la pagnotta…ma di sicuro il danno più grosso lo riceve la compagnia. Per fortuna “mal comune, mezzo gaudio” :)

      E’ possibile reagire in molti modi ma sembra che al momento ci troviamo ancora nella fase precedente alla presa di coscienza del problema.

      Superata questa fase c’è SERPH un motore di ricerca dedicato al buzz in rete, se qualcuno l’ha provato attendo commenti…è veramente “real time”?

      E’ necessario fissare degli standard per la certificazione dei SEO?

      La questione non la pone qualche webmaster o SEO italiano dalle velleità corporativistiche (sappiamo che ci sono) ma un articolo pubblicato in Search Engine Watch: ovviamente esistono buone ragioni sia per pretendere degli standards, sia per considerarli inutili.

      Personalmente ritengo che l’aver frequentato dei corsi che rispettino certi standard possano rappresentare una garanzia delle competenze base di un “wanna be SEO”, ma sicuramente preferirei di gran lunga lavorare con una persona che ha dimostrato la propria esperienza sul campo.

      L’esperienza e i risultati concreti sono appunto la vera certificazione in un mestiere “artigianale” come quello di cui stiamo parlando e, non dimentichiamolo, nato spontaneamente dal basso, quando i motori di ricerca erano la cenerentola del Web Marketing e i guru markettari giocavano ancora con i banner.

      Ben vengano quindi le certificazioni e gli standard purchè non si vogliano porre come l’apice del “cursus studiorum” ma soltanto come un nucleo di competenze da cui partire.

      Poi come sempre ci sono i corporativisti (leggere i commenti per capire), che auspicano la creazione di albi e quant’altro, a costoro vorrei ricordare che ogni anno l’Italia paga sanzioni alla Comunità Europea per l’ostinata presenza di albi che dovrebbero già essere stati eliminati da tempo: quello dei giornalisti, degli avvocati, dei notai etc.etc.

      Ninja LinkBait e rischio penalizzazioni

      Il link baiting è l’attività attraverso la quale un seo o webmaster cerca di attirare verso il proprio sito link “spontanei” pubblicando qualcosa che susciti interesse (tale da generare citazioni) in un audience quanto più ampio possibile. Insomma consiste in una strategia di viral (e ninja?) marketing applicata all’incremento della link popularity.

      In alcuni casi capita che vengano inventate delle vere e proprie bufale (hoax), volutamente esagerate, con lo scopo di arraffare link in rete.

      Questo ultimo comportamento, difficile da individuare comunque, potrebbe essere ritenuto scorretto da Google e determinare una penalizzazione: infatti le linee guida di Google, pur non esplicitando questo tipo di violazione, sono sufficientemente aperte da comprendere anche questa fattispecie.

      Un post su Search Engine Round Table pone l’accento sulla questione e sulle valutazioni di Matt Cutts in proposito.

      Il giusto prezzo per i banner

      Una delle difficoltà di chi si avvicina per la prima volta al mondo dell’advertising online è senz’altro quella di riuscire a determinare il giusto prezzo per la pubblicità tabellare (banner, annunci…). Inesperienza che di fatto si rivela un grosso handicap nella fondamentale fase di negoziazione tra publishers e inserzionisti.

      A questo scopo risulta utile la consultazione di

      PubMatic: AdPrice Index
      Un strumento che consente di conoscere i prezzi medi di riferimento ottenuti grazie alla raccolta anonima di dati da più di 3.000 fornitori (che già usufruiscono dei servizi di ottimizzazione di PubMatic).

      Fonte: OMB Web Marketing Blog

      Splogs! I segreti dello splogging

      Cos’è lo splogging? Chi ne sono gli autori? Cosa spinge gli sploggers a sploggare? Funziona?

      Prossimamente su Rieducational Channel!

      Solo una pigra lista per chi vuole approfondire i temi dello Splogging, speriamo di farvi cosa gradita :)

      Rendi il tuo sito Social con Google Friend Connect

      Un interessante articolo su OMB (Online Marketing Blog), un blog normalmente dedicato a temi di web marketing più “tradizionale” che ultimamente sta dando diverso spazio al Social Media Marketing, descrive come il nuovo servizio ancora in beta release Google Friend Connect probabilmente renderà Google protagonista anche del mondo dei social network, ponendosi come layer di astrazione potenzialmente in grado di mettere in comunione tutti i social network e, cosa ancora più notevole,