Archive for the ‘microsoft’ Tag

Motori e censura

Diversi motori, diversi modi di porsi di fronte al problema della censura dei risultati.

Ho sottoposto una query precisa a Google:

serial final cut pro

e il risultato, visibile qui, riporta in basso la scritta

In risposta a una lamentela ricevuta ai sensi della legge americana Digital Millennium Copyright Act (Legge sul copyright digitale), abbiamo eliminato 1 risultato(i) da questa pagina. Se lo desideri, puoi leggere la lamentela DMCA (Legge sul copyright digitale) che ha provocato l’eliminazione all’indirizzo ChillingEffects.org.

sintomo del fatto che Google non si può dire esente da condizionamenti in fatto di indicizzazione.

Ma cosa fanno i competitor? Microsoft Live non sembra essere intaccato da leggi oscurantiste: mentre Google riporta 702.000 risultati, Live ne colleziona 2.560.000 (forse che Google non ha eliminato un solo risultato dal suo indice, al contrario di quanto scritto sopra?). Nella finestra del motore di Microsoft non viene eccepito nulla alla query di ricerca, benché sia facilmente intuibile che fornendo certi risultati stanno aiutando l’utente ad andare contro la legge. Per Microsoft, quindi, cercare un set di tazzine e un kalashnikov non fa differenza. Professionali.

Premio simpatia a Yahoo!: 5.600.000 risultati e un’esortazione dal sapore libertario:

Also try: serial final cut pro 5, serial final cut pro hd, More…

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Un BOSS per tutti

In Yahoo! sono generosi: dopo aver apparentemente aperto ai propri avversari più prossimi la strada del monopolio, avendo rifiutato l’offerta di Microsoft, ora si lanciano in una nuova avventura all’insegna della beneficenza.

BOSS è l’acronimo di Build your Own Search Service, ed è il servizio che mette a disposizione in forma gratuita le API di Yahoo! per la ricerca praticamente senza limitazioni: nessun limite di query giornaliere (prima erano 5000), possibilità di modificare l’ordinamento dei risultati (prima non era posibile) e così via. Sembra insomma che Yahoo! voglia moltiplicare i competitor sul mercato, foraggiando gratuitamente nuovi portali e servizi web. Tanto più che non sarà neppure obbligatorio inserire un’etichetta “powered by Yahoo!”, come avviene oggi.

Qualcuno dovrebbe suggerire a Yang e soci che forse non è esattamente questa la strada verso il pluralismo che tutti vorrebbero venisse intrapresa.

Se volete provare voi la scalata all’impero di Google con gli strumenti di Yahoo! (ammesso che sia possibile), il sito da visitare è questo.

Microsoft: yes, we can!

Noncuranti dello schiaffone ricevuto dal board di Yahoo, che ha sostianzialmente giudicato l’ultima offerta ricevuta una proposta da pezzenti, e proni anche di fronte al colossale accordo in via di definizione tra la stessa Yahoo e i cugini di Google, la cricca di Microsoft ha deciso di farsi le cose in casa: è infatti previsto un rilancio di LiveSearch, che finora è sempre stata un po’ dead, a partire da un “search technology center” che sarà piazzato da qualche parte in Europa.

Dopo la recente acquisizione di Fast Search, l’azienda di Redmond ha pianificato di ampliare la distribuzione dei propri centri di ricerca anche al Vecchio Continente, dopo aver inaugurato una sede in Cina nel 2005.

Se questo sia il primo passo verso una lunga e faticosa rimonta, non è dato di sapere: il mercato del search resta per ora saldamente in mano di Page e Brin, ma non sono pochi quelli che si augurano un futuro meno condizionato da monopolisti (anche se parlare di Microsoft come anti-monopolista fa un po’ strano…).

O potrebbe essere che in Microsoft, dopo le ultime batoste, non possano che fare di necessità virtù?

Google e gli url 2.0

Pare che qualcuno abbia scoperto una “particolarità”, per usare un gentile eufemismo, nell’algoritmo che Google utilizza per scegliere cosa vada indicizzato e cosa no.

Al cervellone di Mountain View, infatti, sembra vadano indigesti gli url terminanti in “.0”. Questo significa che una pagina web, per quanto ben progettata, ottimizzata, linkata, non verrà presa in considerazione dallo spider se il suo nome termina con la sequenza punto-zero, come potrebbe avvenire dopo l’intervento di un sistema di rewriting.

Facciamo un esempio: un appassionato di retrocomputing elenca sul suo sito pregi e difetti dei vecchi sistemi operativi, tra cui Microsoft Windows 1.0. Ora, se malauguratamente i risultati della sua ricerca e passione (!) vengono inseriti all’interno di una pagina raggiungibile all’indirizzo

http://www.sito.com/so/MSWindows1.0

il nostro amico nerd non potrà sperare di apparire in prima pagina in Google, e neppure in seconda o in quarantasettesima.

Perché? Si dice che possa essere una censura preventiva di tutti quei siti spam che hanno url del genere, ma è evidente che una decisione a priori così arbitraria taglia fuori una potenziale moltitudine di siti a contenuto valido, a danno dell’utente che compie la ricerca.

E come può Google ignorare i siti e i blog che oggi parlano di web 2.0, e domani faranno lo stesso con web 3.0, 4.0 e via dicendo?

PS: volete fare una prova? Provate a cercare la pagina di Wikipedia sul web 2.0: notate nulla di strano?

PPS: WordPress, intelligentemente, ha rinominato questa pagina “google-e-gli-url-20/”, evitando il problema :)

Microsoft annuncia adCenter Desktop Beta

Giusto perché in Microsoft amano essere pionieri e non rincorrere, scopro oggi che è stata recentemente rilasciata una versione beta di adCenter Desktop, un tool freeware che permette di gestire offline i propri account Microsoft adCenter.

Diciamolo subito, non crediate che lo strumento in questione permetta chissà quali numeri da circo con keyword e annunci: scorrendo le features, non appare nulla di rivoluzionario o mai visto altrove.

Qualche esempio?

  • Navigazione tra gli account
  • Modifica multipla di bid, url, ecc.
  • Creazione di annunci di testo
  • Notifica di errori prima dell’upload delle campagne modificate

Se vi ricorda molto uno strumento messo a disposizione da un concorrente di Microsoft il cui nome comincia per G, tranquilli: non siete soli.

E io che credevo che per superare un concorrente si dovesse o cercare un percorso diverso, o quantomeno correre più velocemente…

Colletta dei SEO per Microsoft: caro Bill comprati Yahoo!

Sono convinto che se Microsoft volesse fare un’importante operazione di branding e di miglioramento della propria immagine pubblica non dovrebbe fare altro che concludere questa benedetta Telenovela sull’acquisto di Yahoo e compiere i primi passi concreti per diventare finalmente un concorrente credibile di Google.

Di sicuro riscuoterebbe la simpatia di tutti i SEO del Mondo.

Google sta spadroneggiando e chi fa il nostro lavoro, in questi giorni di penalizzazioni al limite dell’incomprensibile se ne sta accorgendo: certe cose proprio non si spiegano: le Google Quality Guidelines sono “mobili” ed è difficile capire se qualcosa è lecito oppure se sia diventato improvvisamente “eccessivo” agli occhi di Google.

Il Google monopolista indiscusso può permettersi di essere ambiguo e colpire tutto ciò che ritiene “eccessivo”, è quanto sta accadendo in questi giorni con la penalizzazione delle attività di incremento della link popularity.

Ad una lettura approfondita di quel che secondo le linee guida potrebbe essere illecito, viene da pensare che l’unico modo giusto di fare SEO sia…rinunciare a fare SEO, Google ci vorrebbe trasformati in piccoli copywriter mansueti, pronti a

  • sfornare “contenuti di qualità” a ripetizione
  • fare tanto tanto pay per click
  • correre come pazzi tra un BarCamp e l’altro per fare pubbliche relazioni e sperare in qualche link spontaneo.

L’idea provocatoria

In questa situazione chi di noi non accoglierebbe con favore una fusione tra MSN/Live e Yahoo e la nascita di un vero competitor?

Perchè non far sentire la nostra solidarietà e il nostro incitamento a Microsoft (un tempo grande Satana e ora pavido agnellino rispetto a Google?).

L’idea di una petizione e di una colletta potrà sembrare solo bizzarra e provocatoria…ma non sto scherzando più di tanto, e se qualcuno se la sente di raccogliere l’invito sono qui :D